Intervista a GLASS CANDY!

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GLASS CANDY intervista di Matteo Quinzi  – L-Ektrica Fanzine n°2 – Novembre

La vostra avventura è iniziata più di 10 anni fa, ma buona parte del successo (di critica e pubblico) è arrivato solo nel 2007 con il vostro secondo album B/E/AT/B/O/X. Pensate sia dipeso principalmente dal cambio di stile musicale, più italo disco che noise/electro rock, o per quali altri motivi?

B/E/AT/B/O/X è stato il primo album nel quale abbiamo preso coscienza di quello che eravamo realmente  e di cosa eravamo capaci di fare in quel momento. Prima di ciò eravamo aggrappati all’idea di poter essere un giorno una band normale, con un batterista,  un calendario per le prove ed un van con il quale attraversare in tour gli USA per la quindicesima volta. All’epoca Johnny era solito suonare nei live sia il basso che il synth, inoltre si occupava dei loops. Per il tour di B/E/AT/B/O/X invece decidemmo di portare con noi solo un synth monofonico e un tape delay. Da quel momento abbiamo smesso di preoccuparci di cosa non riuscivamo ad essere accettandoci per quello che eravamo in realtà. Esistono milioni di scene musicali nel mondo. Le persone che riescono ad emergere da tutti questi differenti movimenti hanno una cosa in comune: l’abilità di comunicare chiaramente un’idea. Meno la nostra arte viene inquinata, più persone possono avere la possibilità di connettersi con le nostre idee. Stiamo imparando sempre di più come non seguire dei canoni prestabiliti ma come lasciare andare la musica. Quando questo accade, la musica si diffonde ancora più lontano. I generi musicali sono senza dubbio secondari rispetto alle emozioni e al feeling della musica stessa.

Per Johnny: Tu sei uno dei fondatori della Italians Do It Better  (davvero gran bel nome, complimenti!) con Mike Simonetti. Senza dubbio è stata una delle label in ambito indie/electronic  meglio recensite e accolte negli ultimi due anni. Spiegaci come è iniziato il tutto, se e come le cose sono cambiate in questi due anni e se avete delle regole specifiche .Ad esempio come scegliete le band da aggiungere al vostro roster?

(Johnny): Il nome è venuto a Mike e lo aveva pensato per una illegal edit / bootleg label che era in procinto di lanciare. Per circa sei anni abbiamo pubblicato la nostra musica con l’altra etichetta di Mike, la Troubleman Unlimited. Durante il tour estivo del 2006 dei Glass Candy, passai a casa di Mike nel New Jersey ed iniziammo a parlare di fondare una sub label della Troubleman che licenziasse ogni produzione del mio studio. Passammo i due giorni successivi ad ascoltare 12” degli anni ’70 e primi ’80, e gli suonai tutti i demo ai quali stavo lavorando (Chromatics, Farah, Glass Candy) più qualcosa dei Mirage. Alla fine decidemmo di utilizzare come nome della label quello che lui aveva pensato per il suo progetto edit / bootleg. Tornato a casa iniziai a riunire tutti i demo che avevo suonato a Mike. Il risultato furono 300 copie in cdr dal titolo “After Dark”. Le portammo con noi nel successivo tour e qualcuno di Pitchfork venne a vederci e ne prese una copia. Lo recensirono e il passo successivo fu che il nostro distributore provò ad ordinarci 5000 copie di un cd che non esisteva! Nulla è cambiato da allora. Io e Mike siamo ancora gli unici a lavorare per la label. Abbiamo due sole regole alla IDIB. Prima regola: l’arte è più importante del business. Seconda regola: dobbiamo credere entrambi al 100% in ogni singola uscita oppure non viene realizzata. Io e Mike non siamo sempre d’accordo, ed in tal caso, seppur a malincuore, non prendiamo l’artista. Nessun compromesso. Mike ha la prospettiva del dj, intuisce quello che funzionerà nel dancefloor. Io invece possiedo quella del producer, so cosa verrà apprezzato in camera da letto, in cuffia o in automobile.

Per Johnny: Tu sei il responsabile delle musiche dei Glass Candy ma hai lo stesso compito anche nei Chromatics e nei Desire. Come riesci a gestire questa “tripla identità”? Per esempio: come riesci a capire quale melodia o suono è giusto per quale progetto?

(Johnny): È semplice: le voci delle tre cantanti  determinano cosa è appropriato oppure no. I beats dei Glass Candy sono molto aggressivi e colorati perché è questo che funziona con la voce di Ida e con il contenuto dei suoi testi. Quelli dei Desire sono più poppy perché l’ampio registro vocale di Megan emerge al meglio con la melodia. Infine le canzoni dei Chromatics sono più fragili e statiche perché Ruth è una vera “soft singer”. Tutte le musiche che compongo hanno fin dal principio un preciso modello vocale di riferimento. In altre parole quando scrivo della musica, già so chi dovrà cantarci sopra. Per quanto mi riguarda i vari progetti in fondo non sono così distanti l’uno dall’altro. Esistono delle similitudini tematiche e delle costanti stilistiche nella produzione, ma ogni gruppo ha una vita propria. Le canzoni dei Glass Candy descrivono l’Universo. Quelle dei Desire parlano d’Amore. Infine quelle dei Chromatics affrontano il tema della Morte. Questi tre concetti si sovrappongono in tutta la nostra produzione.

Per Ida: La tua tonalità vocale è molto peculiare ed intrigante, un ipotetico crossover tra Nico e Debbie Harry. È il tuo timbro naturale o è una sorta di interpretazione il tuo modo di cantare nei Glass Candy?

(Ida): Adoro Nico e Debbie Harry. Aspetti di queste cantanti insieme ad Alan Vega e Brigitte Bardot sono stati grandissime fonti d’ispirazione per me. Sono tutti dei cantanti dalla forte personalità e nessuno di loro ha adottato un approccio convenzionale al canto. Ma le loro voci trasmettono così tante emozioni da farti “schizzare fuori dalle scarpe” e trasportarti in un altro luogo. Canto con l’unica voce che ho. I Glass Candy non hanno l’obiettivo di vincere un Grammy, quindi tutto è focalizzato sulla comunicazione. Tutti i testi emergono dopo una profonda meditazione, come se si scrivessero da soli. Quando provo a “forzare una canzone” non riesco mai a concludere nulla. Cerco di scrivere quotidianamente, prendendo piccole porzioni qua e là. Dopo alcune settimane gli elementi iniziano a solidificarsi in una canzone e a quel punto la canto a Johnny. Di solito tramite telefono, visto che ora viviamo in nazioni differenti. Dopodiché lui inizia a comporre una base ispirata a ciò che gli ho cantato. Andiamo avanti così per qualche mese ed infine testiamo il brano direttamente  sul palco durante i live. Non abbiamo mai provato un brano in studio.

Sembra che vi piaccia molto suonare delle cover ((Kraftwerk, Queen, Stones, Belle Epoque etc…) o registrare brani come “Digital Versicolor”, una sorta di mash up creativo tra il tema di Halloween di Carpenter e “I Feel Love”. Parlateci in maniera più approfondita di questi interessanti aspetti del vostro progetto…

Senza dubbio ci consideriamo molto più dei “collage artists” che dei musicisti. Non abbiamo idea di come si scriva o legga la musica. Ogni cosa che facciamo si basa su quello che abbiamo visto e sentito. Le cover che decidiamo di fare rappresentano dei fondamentali modelli per l’evoluzione del gruppo. Per esempio eravamo spaventatissimi all’idea di fare una cover di “Computer Love”. I Kraftwerk sono un gruppo talmente intoccabile sotto molti punti di vista! Abbiamo lasciato e ripreso la canzone moltissime volte, mettendoci tre anni prima di finirla. Per “Miss Broadway “invece ne abbiamo impiegati quattro e mezzo. È un lavoro d’amore. Non partiamo mai da uno specifico referente musicale quando lavoriamo ad un brano. Ma ci fu un momento nel 2000 nel quale divenimmo ossessionati da John Carpenter , e poi da sempre amiamo Donna Summer. Ma credo che “Digital Versicolor”sia ispirata maggiormente al lavoro fatto da Kristopher Komeda per il film di Polanski “Fearless Vampire Killers”. Quando Ida mi lesse per la prima volta il testo la mia reazione fu:” E quindi, cosa vuole dire?”. Lei mi rispose: “Esattamente questo”. Ma quando poi ho sentito le sue parole e la sua voce sopra la base è stato qualcosa di magico.

Considerando “Deep Gems” come una raccolta di singoli e b-sides, sono passati più di due anni dal vostro ultimo album. Qualche (buona) notizia circa la lavorazione di una nuova uscita sulla lunga distanza?

Il nuovo album dei Glass Candy, “Body Work”, uscirà la prossima primavera. Abbiamo iniziato a lavorarci ancor prima di finire B/E/AT/B/O/X, in un arco di tempo che va dal 2006 al 2010. Abbiamo l’abitudine di fare le cose con la dovuta calma. Nel frattempo uscirà in febbraio una nuova compilation della Italians Do It Better , dal titolo “Into The Black”. All’interno ci saranno quattro brani dei Glass Candy nuovi di zecca più brani esclusivi di Desire, Chromatics, Mirage, Bottin, Sally Shapiro, Nite Jewel, Twisted Wires, Visione, Farah. Invece in questi giorni è previsto il 12” “Feeling Without Touching” con delle bonus tracks. Infine stiamo testando e smussando alcune nuove canzoni in previsione del tour europeo di questo autunno. Uscite e venite a dirci ciao! Vi amiamo!

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