Intervista a PILOOSKI!

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PILOOSKI intervista di Matteo Quinzi – L-Ektrica Fanzine n°3 – Dicembre

Insieme a Joakim, sei senza dubbio l’artista musicale più interessante ed eclettico della nuova scena elettronica francese. Mentre lui contamina l’elettronica con l’indie, il post punk e la new wave, il tuo crossover è con la black music, soul e funk in primis.
Come è sbocciato il tuo amore per le sonorità black? Hai questa passione fin da piccolo, grazie ai vinili dei tuoi genitori, o in quale altro modo si è manifestata? E a proposito dei tuoi contatti con Joakim, hai curato per la sua label, la Tigersushi,  l’incredibile compilation “Dirty Space Disco”… C’è qualche possibilità di ascoltarne in futuro un secondo volume?

Il mio background musicale va sicuramente oltre la musica black. Il primo disco che ho comprato, all’età di sette anni, fu un Best Of delle colonne sonore di Morricone. Ma in generale mi piace il lato “soul” delle cose e della musica, lo riesco a trovare nei Can, in una soundtrack di Cliff Martinez o nei Buzzcocks. Non ho confini di genere o stili se la musica riesce a trasmettermi creatività e intensità. Questi sono gli unici aspetti che contano per me. Onestamente non penso che faremo un altro volume di “Dirty Space Disco”, non ne vedo il motivo in quanto un sacco di gente sta ormai producendo compilation “space disco” e probabilmente ci sono sonorità molto più interessanti da esplorare. Infatti mi preme dire che non voglio rimanere “ingabbiato” nella disco, che ovviamente adoro, ma per me è più che altro uno stato mentale e la dimostrazione lampante è il fatto che i miei dj set sono caratterizzati da molti stili musicali, non solo da tracce di matrice disco.

Dal 2000 fai parte della D-I-R-T-Y Crew e con loro hai creato e lanciato le Dirty Edit Series che vi hanno fatto guadagnare grande visibilità di pubblico e critica ed il rispetto di altri artisti come Laurent Garnier e Tiga. Spiegaci alcuni aspetti del progetto, come ad esempio la “filosofia” della crew, come avete iniziato a collaborare, il vostro modo di lavorare nella produzione musicale e su Alainfinkielkrautrock, il blog che avete fondato nel 2007…
Ho incontrato i miei amici della Dirty quando lavoravamo per la stessa label, la Diamond Traxx di Parigi. Io mi occupavo della produzione di alcuni artisti, loro invece stavano lavorando sulla compilation “Dirty Diamond” e ci trovammo subito sotto molti aspetti oltre a quello musicale come la cucina turca, il vino ed il cinema!?
Più tardi arrivarono le Dirty Edit Series ed infine il blog Alainfinkielkrautrock, nel quale abbiamo coinvolto altri nostri amici ed è fondamentalmente “a family thing”.

Il tuo nome è spesso menzionato ed accostato alle tue famose edits, come “Baggin’” di Frankie Valli, già divenuto un classico contemporaneo, ma sei anche un ottimo remixer. Quali sono, a tuo parere, le fondamentali differenze tra le due tecniche? Come capisci e scegli quale traccia è meglio remixare o editare?
In entrambi i casi si tratta di una questione di provare a fare una propria versione di un brano altrui. Per quanto riguarda l’edit, spesso si lavora su un unico file stereo mentre per i remix di solito si hanno i files separati delle varie tracce. Non ho regole prefissate, edito solo i brani che mi piacciono e convincono veramente.

Sembra che tu sia un grande amante della musica, un esperto e probabilmente anche un accanito collezionista!? Rivelaci i tuoi due artisti fondamentali del passato e del presente e spiegaci perché sono in cima alle tue preferenze. E cosa più importante, il disco che sei più orgoglioso di avere nella tua collezione..
È molto difficile per me scegliere due artisti “assoluti” perché spesso dipende dal mood in cui mi trovo, ma più in generale non ho nessun “heroes in life” ma un infinito rispetto per persone come Ennio Morricone, per quanto mi riguarda l’unico genio ancora vivente. Secondo me possiede l’approccio perfetto alla musica: sperimentale ma melodico, popolare ma innovativo, la sua musica mi ha letteralmente catturato, mi fa affiorare moltissimi ricordi della mia infanzia ma è anche strettamente collegata con il mio amore per il cinema. In passato ero molto più appassionato alla settima arte che alla musica…Mi piacciono le cose spettacolari, come le orchestre per archi o gamelan, ed al tempo stesso mi colpisce l’approccio “do it yourself” nella musica, da questo punto di vista apprezzo tanto Moondog quanto Dj Koze, Lee Perry e Ligeti, Pepe Bradock, The Supremes o Jackson (il producer francese che esce per Warp). Ribadisco è una questione riguardante il mood del momento.
Passando al collezionismo, ultimamente sto comprando molte cose all’estero, di solito musicisti locali dei quali non so nulla. Mi ha sempre affascinato l’aspetto della curiosità nella ricerca musicale. Invece ho smesso di passare del tempo con i collezionisti, odio la parte nerd di quel mondo. Se ancora compro dei dischi lo faccio per me stesso e mi piace condividerli con i miei amici ma non sento il bisogno di comparare la mia collezione musicale con dei collezionisti, i quali spesso diventano super paranoici, tristi e soli…Ultimamente sto ascoltando molta musica elettronica africana, in particolare le cose di Francis Bebeys, quindi potrei dire che questi sono i miei “dischi del momento”.

Qual è il tuo approccio al dj set? Di solito preferisci conquistare il pubblico con un suono più mentale o fisico? Buona parte della scaletta dei tuoi set è preparata in advance o è subordinata alla location e all’audience della singola serata?
Non pianifico mai nulla, non vorrei mai prepararmi un set in advance. Suono un mix abbastanza eterogeneo, passando dal funk alla techno, dal soul al rock, alla house…insomma qualsiasi cosa mi sento di mettere al momento, e di solito suono per le ragazze!? Non puoi sbagliare se suoni “the funky side of the things”!?

Segnalaci un paio di tracce che consideri intoccabili, che suonano perfette come sono, senza il magico aiuto delle tue edits…

Ce ne sono così tante! Molte delle cose di Patrick Adams non andrebbero toccate, i Beach Boys solo in caso di un’intuizione geniale, molte tracce Disco non dovrebbero essere editate, specialmente quando è già presente da qualche parte una “long original club version”. Ma d’altro canto ho sempre trovato più interessante quando qualcuno si è presentato con una versione creativa di una traccia super famosa piuttosto che una pessima di un pezzo underground o cult.

Dicci qualcosa in più sui tuoi altri progetti musicali ed in particolare su Discodeine…
A proposito di Discodeine, abbiamo appena finito l’album ed uscirà ad inizio 2010. Sarà un mix di caos poetico, Sade, Nicolas Roeg con un po’ di scaglie di parmigiano. Un lavoro, malato, crudo, con del gamelan funk balinese. Insomma un album pop!?

Come si concluderà il tuo 2009? Ad esempio hai già programmi precisi per Capodanno? E cosa accadrà nel “Mondo di Pilooski” nel 2010?
Probabilmente starò a casa a rilassarmi, bevendo del buon vino e mangiando l’anatra al miele. Come tutti sanno, a meno che non si debba lavorare o suonare da qualche parte, Capodanno è la serata peggiore per uscire!? Mi piacerebbe anche andare in Sicilia o a Napoli, adoro l’idea di tutto quel “poetic chaos”. Al momento sto producendo delle bands ed ho appena finito di lavorare ad un progetto pop con una talentuosa cantante che spesso collabora con Missy Elliott. Come ho già detto, abbiamo finito l’album a nome Discodeine, quindi probabilmente andremo in tour molto presto… Inoltre sto iniziando a produrre il nuovo LP di Turzi e a breve inizierò una collaborazione con un altro producer francese…

Ultima domanda: Come mai hai scelto come moniker Pilooski? Ovviamente non è il tuo vero cognome…

Mi sono svegliato un giorno con questo nome in testa, probabilmente è stato un segno divino!? No, a parte gli scherzi, è fondamentalmente un mix, un gioco di parole tra il mio vero cognome, Marszewski, ed un nickname con il quale i miei amici erano soliti chiamarmi. Niente di mistico, davvero!

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