Intervista a LIFELIKE
L-Ektrica Fanzine n 6

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Intervista a LIFELIKE di Matteo Quinzi

L-Ektrica Fanzine n°6 Marzo 2010.

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Il tuo singolo “Discopolis” è diventato un “istant classic” ed una delle tracce più suonate negli ultimi cinque anni. Come hai vissuto questo incredibile e inaspettato, almeno credo, successo? Qual è stata l’intuizione o l’idea originale dalla quale è scaturito un lavoro perfetto come quello?
L’ho preso come un dono dalla vita. Sono stato molto fortunato che le cose con Discopolis siano andate in questa maniera, considerando che siamo in mezzo alla più grande crisi che l’industria discografica abbia mai avuto. È sempre una sorpresa quando una traccia che hai prodotto riscuote un tale successo, e come hai detto, è stato del tutto inaspettato. Ci sono voluti quattro mesi per far conoscere la traccia ai vari dj in giro per il mondo. Quei mesi sono stati a dir poco stressanti per noi, non avendo la minima idea di come il singolo sarebbe stato accolto e recepito dalla gente. L’idea di partenza era quella di fare qualcosa di retrò, sulla quale riderci su, provando ad abbinarci dei vecchi effetti echo box al fine di ricreare un suono simile alle vecchie produzioni di Giorgio Moroder, un artista che ammiro molto.

Potresti essere considerato il “Caronte” tra la prima scena French Touch, quella originale dei ‘90 (Daft Punk, Laurent Garnier, Etienne De Crecy etc…) e quella del nuovo millennio (Busy P, Justice etc…). Quali sono le tue opinioni a proposito di entrambe? A quale ti senti più legato?
Amo i Daft Punk e tutta la crew intorno a loro, in pochi anni hanno completamente rivoluzionato il suono e la musica dance. E oggi noi stiamo continuando a declinare quel tipico suono house francese, in un certo senso. Nutro un profondo rispetto per Pedro Winder (Busy P). Quando lui ha fondato la sua label, la Ed Banger Rec. qualche anno fa, mi chiese di remixare uno dei suoi artisti per la release 003 della Ed Banger o giù di lì. All’epoca i Justice avevano appena iniziato a produrre le prime tracce. L’ufficio di Pedro a Montmartre è una sorta di “meeting point”, se decidi di passare nel pomeriggio, giusto per fare un saluto o una chiacchierata, potresti incontrare Philippe Zdar dei Cassius, Dj Falcon o Thomas Bangalter, lì per un’intervista, o Gildas della Kitsuné. Intendo dire che questi ragazzi non sono solo delle leggende, sono soprattutto dei musicisti di incredibile livello.
Quindi più o meno si conoscono tutti fra di loro, compresi i “nuovi” ed i “vecchi” della scena francese. Non esiste un vero gap che divide tutti questi producers, solo modi differenti di fare musica.

Lo scorso anno hai licenziato il fantastico double A side single “Sunset/Sequencer”. Come mai questa scelta? Che cosa ci dobbiamo aspettare circa le tue produzioni nel 2010? Forse un album di debutto? O preferisci lavorare solo sul formato singolo?
Innanzitutto grazie per i complimenti! Non è stata una vera e propria scelta, Alan Braxe amava entrambe le tracce e lo stesso era per me, così abbiamo deciso di farle uscire insieme, la “dreamy” Sunset e Sequencer, più orientata invece verso un suono da soundtrack anni ‘80. Ma ora non sono così sicuro di aver fatto la scelta giusta, forse le due tracce avrebbero funzionato meglio singolarmente. Come puoi vedere, non ragioniamo mai in termini di efficienza 🙂 !
Quest’anno spero di far uscire due o tre singoli, dipenderà dalla qualità delle tracce. Sono abbastanza calmo nelle uscite, preferisco la qualità alla quantità. Al momento, mi sento più a mio agio nel formato singolo rispetto all’album. Mi piace il concept del singolo, puoi far uscire cose diversissime fra loro invece di cercare un baricentro, aspetto fondamentale per un album. Ho prodotto una band, i Frankfurt Express, che stiamo cercando ora di promuovere e far firmare con qualche label importante ed ho terminato un paio di remixes che usciranno nei prossimi mesi, uno dei quali è su un pezzo dei Pony Pony Run Run.

Molti dei tuoi singoli escono per la Vulture, la label seminale di Alan Braxe. Quando e come è cominciata questa vincente collaborazione?
Ho incontrato Alan qualche anno fa, dopo aver mandato il demo di Discopolis alla Vulture. Quello fu il nostro primo incontro. Ho sempre desiderato lavorare con lui, la sua musica è fantastica ed è anche un ottimo remixer. È una persona molto umile, discreta e piacevole e credo che ci sia un grosso rispetto reciproco, una delle condizioni basilari per collaborare al meglio con qualcuno. Inoltre la Vulture mi lascia una libertà ed un controllo totale sulle mie uscite, aspetto assai importante. Se qualcosa non mi piace o non mi convince del tutto posso sempre chiamare Alan e chiedergli un prezioso consiglio. Lui è da così tanto tempo in questo “business” e conosce tutti i trucchi del mestiere. Ora siamo grandissimi amici e ci divertiamo da matti quando ci capita di fare qualche serata insieme!

Sei senza dubbio uno dei migliori remixer del nuovo millennio su scala mondiale. Il tuo “tocco” sulle tracce di Chromeo, la Roux, The Presets e Moby è così peculiare e profondo da trasformare i brani originali in “galoppate spaziali” per il dancefloor. Qual è il tuo approccio nell’arte del remix?
Provo a rendere il brano originale più funzionale per il club, ma non in termini prettamente commerciali. Per me è sempre un discorso di atmosfera, ogni remix deve averne una speciale, qualcosa di magico, altrimenti preferisco rifiutare di completare il lavoro. Mi è capitato di interrompere a metà un remix, non essendo soddisfatto del risultato ottenuto fino a quel momento. Provo a far combaciare la mia visione musicale con il brano da remixare e questo può dipendere dal giorno in cui lo fai, dal tuo mood, non ci sono regole precise in questo ambito.

Quali sono i tuoi gusti musicali al di fuori della dance music? Cosa ascolti di solito in macchina o quando sei a casa in relax?
Ascolto moltissima musica appartenente ai generi più disparati, pop e funk in primis, roba attuale o del passato, l’importante è che suoni “good and fresh”. A volte ho bisogno di sentire del jazz.

Invece quali sono i tuoi “eroi” o punti di riferimento per quanto riguarda l’elettronica o la dance?
Ovviamente i Daft Punk, poi le prime produzioni della Warp, Giorgio Moroder, The Human League, Chic…

Il tuo suono è molto psichedelico e cinematico rispetto a buona parte delle classiche produzioni dance. Quale film potrebbe descrivere al meglio il tuo immaginario sonoro?
Buona parte delle mie idee provengono dai film che ho visto. Adoro le colonne sonore dei film. Il mio film preferito in assoluto è Risky Business, se ti dovesse capitare di ascoltare la soundtrack capiresti il tipo di atmosfera che mi piace. Lo considero il miglior lavoro dei Tangerine Dream per quanto riguarda le musiche per film. Ma non è l’unico film che mi ha conquistato, ce ne sono a bizzeffe!

One Response to “Intervista a LIFELIKE
L-Ektrica Fanzine n 6”

  1. pav l says:

    he is a genius!

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