Intervista ai *JAMAICA*!!!
L-Ektrica Fanzine n.1

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Martedì 28 settembre si avvicina e nel frattempo abbiamo deciso di anticiparvi l’intervista esclusiva ai JAMAICA realizzata da Matteo Quinzi per la nuova Fanzine di L-Ektrica che uscirà nei prossimi giorni.

…e preparatevi per un super concerto!!!

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Come siete entrati in contatto con Xavier de Rosnay, metà dei Justice e produttore del vostro album d’esordio “Jamaica No Problem”? Come è stato lavorare con lui?
Xavier è un nostro amico di vecchia data e aveva già lavorato con noi in buona parte delle nostre produzioni precedenti. Ci è sembrato naturale domandargli se avesse voglia di darci una mano quando è giunto il momento di realizzare il nostro album. Lui ha coinvolto Peter J. Franco, il sound engineer dei live shows dei Daft Punk, come co-produttore. Oltre a tutti gli aspetti tecnici legati alla produzione di un disco, loro ci hanno spinto ad essere dei musicisti, cantanti e songwriters migliori.

I vostri primi due singoli e video, “I Think I Like U2” e “Short and Entertaining”, sono entrambi molto “catchy” ma in maniera assai differente. Parlateci della scelta dei due brani e dei relativi registi, So-Me con Machine Molle per il primo e Martial Schmetz e Jeremie Rozan del famoso brand parigino Surface To Air…
So-Me si offrì di girare il nostro primo video in assoluto e tutti noi pensammo che “I Think I Like U2” fosse il brano migliore come incipit. Inoltre era l’ultima canzone che avevamo scritto al tempo, quindi anche la più fresca. Anche So-Me è un nostro vecchio amico e siamo veramente entusiasti di poter lavorare con persone che conosciamo molto bene. Ci siamo divertiti da matti parlando di cosa lui e Machine Molle avrebbero voluto mettere nel video. Dopo aver scattato alcune foto in un unico giorno, loro hanno lavorato giorno e notte su tutti gli effetti di post-produzione, i disegni, etc…
Passando a “Short and Entertaining”, volevamo una cosa diversa, ma che consideravamo altrettanto interessante, basando il plot del video sull’estetica piuttosto che sull’ironia dei commenti. Consideriamo il video comunque molto divertente. Lo abbiamo girato in un’unica lunga giornata e l’atmosfera era molto tesa e seriosa finché Iggor Cavalera, che suonava la batteria, “set the tone” rendendola molto piacevole e rilassata per tutti. Martial e Jeremy ci sono sembrati i migliori per un video come questo, avendo sviluppato una sensibilità specifica e “classy” nel girare video dal forte impatto visivo.

Il vostro sound è un’ottima miscela di attitudine punk, melodie pop e beats electro. Come in una jam tra Strokes e Phoenix con Erol Alkan dietro la consolle. Come siete riusciti a creare questo speciale mix?
Grazie mille! Il nostro songrwriting è piuttosto classico, ci basiamo su stilemi pop canonici, ai quali siamo soliti aggiungere dei “bridges” bizzarri nel mezzo dei pezzi per cercare di dare spessore all’essenza delle canzoni. Abbiamo tenuto quello che riuscivamo a suonare dal vivo, eccezion fatta per alcune partiture d’archi, oltre a ciò che ritenevamo essenziale negli arrangiamenti. Sapevamo di volere una produzione con un suono moderno e “flashy” e così abbiamo pensato che fosse meglio non disorientare la gente con troppe informazioni. Grazie per aver menzionato gli Strokes, senza dubbio abbiamo pensato a loro al momento di stilare la tracklist dell’album. I primi due dischi degli Storkes suonano come un’unica lunga traccia, abbastanza uniforme, e anche noi volevamo percorrere quel tipo di strada così coerente, dove le tracce sono incollate l’una all’altra, trasmettendoti quella voglia di ascoltarle e riascoltarle all’infinito.

Parlateci dei Poney Poney, la vostra band precedente e di come mai si è sciolta… Possiamo trovare una sorta di eredità musicale nel progetto Jamaica?
Poney Poney era un trio, il nostro batterista se ne andò e noi decidemmo di ricominciare da quella rottura, più o meno quando capimmo che era giunto il momento di fare un disco. Ritengo che siamo migliorati molto rispetto ai tempi dei Poney Poney, alcune canzoni provengono dal quel periodo, ma le abbiamo suonate in modo più convincente e prodotte in versioni differenti. Alcuni ci dicono di sapere tutto su questi pezzi “originali” del periodo Poney Poney, ma non credo sia così. Altrimenti numeri alla mano sembrerebbe che avevamo molti più fan all’epoca rispetto a quelli che conoscevamo!

Come avete già anticipato, avete conosciuto e suonato con Iggor Cavalera, mitico ex batterista dei Sepultura. È così “brutto e cattivo” come sembra?
Ahahahhaha. È una persona squisita, ma di certo non oserei sfidarlo in un incontro di lotta!

Parlateci della vostra “dimensione” live… Cosa ci dobbiamo aspettare?
Siamo in tre sul palco, con il nostro batterista David. Penso che spacchiamo!! Abbiamo con noi buona parte del “minimal set up” che abbiamo utilizzato per registrare “ No Problem”, per essere sicuri che il pubblico abbia un’esperienza il più simile possibile tra l’ascolto live e il disco. Inoltre, a fine show, tendo a consegnare la mia chitarra a qualcuno della prima fila che così partecipa all’esecuzione dell’ultimo pezzo. Di solito il “guest” arricchisce il brano con degli strani e distorti noises che adoro.

Diteci un album del presente e uno del passato che non possono mancare nella vostra collezione (o libreria mp3)…

In questo momento sono nella fase Neil Young, quindi non posso che dire “Harvest”, un must. È il disco giusto in molte situazioni, sia quando vuoi essere trascinato nell’oblio sia quando vuoi sentirti meglio. “The Suburbs” degli Arcade Fire è probabilmente l’album che ho ascoltato di più in queste ultime settimane. Sono riusciti a realizzare un album così personale ma allo stesso tempo universale. Lode a loro.

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