Interview: *ACID WASHED*
L-Ektrica Fanzine n. 4
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Leggetevi l’intervista agli ACID WASHED di Matteo Quinzi,  per la Fanzine L-Ektrica n° 4 di Gennaio Febbraio.

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La vostra musica è un affascinante mix di differenti sonorità: space disco, la prima house di Chicago e qualcosa che arriva direttamente dall’approccio ripetitivo, tipico della scuola minimalista. Come siete riusciti a creare questo sound così particolare e stratificato?
Andrew Claristidge: Prima di tutto, grazie di cuore per le belle parole. Noi siamo dei grandi appassionati musicali. Provengo da una famiglia nella quale si ascoltava moltissima musica, di estrazione assai differente, dai Kraftwerk ai Deep Purple. Il mio bisnonno è stato primo violino all’Opera di Toulouse. Sono cresciuto in mezzo alle radio, ai vinili e ho visto nascere e morire la scena Hip Hop. E mi sono lasciato “folgorare” dalla rave culture non appena è arrivata in Francia. Senza dubbio ho moltissime influenze dalle quali sono stato “contaminato” durante l’infanzia, l’adolescenza fino ad arrivare ai giorni d’oggi! Sono un “consumatore” di musica incallito, è quasi una malattia…

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Parlateci dei vostri rapporti con la Record Makers, la prestigiosa label parigina che ha pubblicato tutte le vostre uscite “originali” fino ad oggi, incluso il vostro ottimo debut album omonimo dello scorso anno… Come siete entrati in contatto con loro? Chi ha “scoperto” chi? Siete fan o amici di altri artisti o dei ragazzi della RM?
Andrew Claristidge: Ci siamo conosciuti qualche anno fa e quando abbiamo finito di registrare il nostro album abbiamo deciso di farglielo ascoltare e loro hanno apprezzato il risultato!… Facile, no? La Record Makers è come una famiglia! Quindi sì, siamo amici con molti degli altri artisti della label, ma siamo anche grandi fan di alcuni di loro. Turzi e Kavinsky, solo per fare due nomi…

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I visuals, curati dal designer inglese Anthony Burrill, sono una componente molto importante del vostro progetto. Come e quando avete conosciuto Anthony? Come è nata l’idea di iniziare a lavorare insieme?
Andrew Claristidge: Marc della Record Makers ci ha presentato Anthony, convinto che il suo  lavoro avrebbe fatto al caso nostro. Non appena ho visto le sue opere ho capito che poteva essere l’uomo giusto per noi. Inoltre lui amava la nostra musica. È stato tutto molto “easy & fluent” visto che ci siamo capiti al volo. Anthony è uno dei migliori graphic designer che abbia mai incontrato, oltre che una gran bella persona.
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Siete anche degli apprezzati remixers e il vostro range di “pazienti” è quanto mai eterogeneo, si passa dai Wolfmother a Sebastien Tellier, da Arnaud Rebotini a Kelis. Con quale criterio scegliete le tracce da remixare? Qual è la vostra prima regola in un remix?
Andrew Claristidge: Scegliamo di fare un remix quando ci rendiamo conto di avere il tempo per realizzarlo in maniera appropriata! Scherzi a parte, ci deve piacere il brano originale o se intuiamo del potenziale per un grande remix! La prima e unica regola per un remix è che bisogna “sublimare” il brano. Portarlo in un’altra dimensione, ad un differente livello musicale! Senza dubbio noi proviamo a fare dei “clubby” remix, ma a volte scaturiscono dei risultati a dir poco inaspettati.
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Ad oggi il vostro brano più conosciuto è “General Motors, Detroit, America”, un grande pezzo space/psichedelico che i BlackStrobe hanno trasformato in una “bomba da dancefloor” oscura e gioiosa allo stesso tempo. Siete d’accordo sul fatto che sia il vostro miglior brano originale finora? Parlateci della storia, titolo compreso, che si nasconde dietro il brano…
Andrew Claristidge: È vero, è il nostro brano più famoso ma non posso dire che sia “il migliore” che abbiamo realizzato. Mi sento di difendere ogni canzone dell’album visto che hanno tutte delle grandi storie alle spalle, intriganti come lo sono i brani stessi… Lascio a Richard il compito di raccontarvi la storia dietro GMDA…
Richard D’Alpert: È un omaggio alla techno di Detroit ma anche alla città stessa. Ho iniziato a scriverla mentre la General Motors andava in bancarotta. Parla quindi della fine di un’era, per questo suona così nostalgica…

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Parlateci del vostro live show… Che cosa ci dobbiamo aspettare? Vintage synth, laptop futuristici dalla 5° dimensione, o entrambe le cose? E invece i vostri dj-sets? Sono preparati in “advance” o cambiano in base alle sensazioni del momento?
Andrew Claristidge: Il nostro live è una combinazione di vintage synths, macchine moderne, tastiere suonate dal vivo e Hi-end computer sequencing. Oltre ai visuals, preparati ad hoc da Anthony. Il risultato è qualcosa di epico e potentissimo! Per quanto riguarda i dj-sets invece, considerando che “metto dischi” da sedici anni, lasciami dire che con me in console il dancefloor è al sicuro, i fondoschiena si agiteranno e i piedi batteranno a ritmo (ride)! Non c’è niente di preparato, solo “pure feelings” e scambio di emozioni con la gente!
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Come mai tutto questo mistero sulla vostra identità? Preferite che sia la musica a parlare per voi o è solo un omaggio ad altri artisti “misteriosi” come i Daft Punk o i Residents? E cosa più importante: vedremo i vostri volti, finalmente?
Andrew Claristidge: Si vedrete le nostre facce! Non siamo né i Daft Punk né i Residents: loro indossano delle maschere nettamente migliori delle nostre! Penso che la nostra musica parli per se stessa. Anthony è la nostra “faccia”. Abbiamo deciso di non mostrare le nostre alla stampa ma non è detto che sia una cosa definitiva. Chi può dirlo… Se dobbiamo parlare di “omaggi” è più un riferimento a Mad Mike e ai musicisti della UR. Ma senza dubbio se si tirano in ballo i Residents non posso che sentirmi adulato! Sono una delle mie band preferite.

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ACID WASHED interview by Matteo Quinzi. L-Ektrica Fanzine n°4 January/Febraury

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Your music is a very good mix of different sounds: space disco, early Chicago’s house and something that came directly from the “repetitive” approach of the minimalist scene. How do you create this very special blend? And about influences and background, who is the more “clubby” and the more “avant” in the couple?

Andrew Claristidge: first of all, thanks a lot for the nice words. We are big music listeners. I am coming from a family who was listen to a lot of music. Lots of different styles from Kraftwerk to Deep Purple. My grand grand dad was first violonist at Toulouse´s Opera. This is how I grew up between radios, vinyl players… and seeing Hip Hop being born and dying. And I got hit by the Rave culture as soon as it arrived in France. So for sure I have loads of influences which a mix of my childhood, my adolescence and present time! I am consuming music like crazy, it is almost a sickness…

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Tell us about your relation with Record Makers, the parisian label that have released all your “original” stuff until now, including your great debut album last year… How is started the “contact” with them? Who “scouting” who? Are you fans or friend with the artists and the guys of the RM?

Andrew Claristidge: well we met some years ago and when our album was ready we decided to make them listen to it and they signed it! Esay no? RM is like a family! So yes we are friends with lots of the artits but I am also FAN of them. TURZI, KAVINSKY to name a few…

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Visuals, curated by the british designer Anthony Burrill, are a very important aspect of your project. Tell us about your idea of interaction and subliming between music and image… How and when have you met Anthony? And how have you decided to start working together?

Andrew Claristidge: Marc from RM introduced us to Anthony saying that his work could fit with our music… And as soon as I saw his pictures I knew that we would work with him. He loved also our music. It was all easy & fluent caus´we understood each other. Anthony is one of the best graphic designer I ever met and also a great person.

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You’re great remixers too and your “range” of selection is very large and eclectic, passing from Wolfmother to Sebastien Tellier, Arnaud Rebotini or Kelis. How do you choose the songs/tracks to remix? Which is your first rule in the art of remix?

Andrew Claristidge: thank you. We choose a remix to do if we time to do it properly:) Jokin´…. We have to like the song or to see a potential to make a great remix with it! The first and only rule to do a remix is to sublimate the song. To bring it to an other dimension! Next level music state. For sure we try to make “clubby” remixes. But it happens sometimes some unexpected results.

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At the moment your well known song is “General Motors, Detroit, America”, a great space/psichedelic track, that BlackStrobe have transformed in a “dancefloor dark/joyful bomb”. Are you agree that it is your best original release until now? Tell us about the story (title included) behind it…

Andrew Claristidge: it is the most famous song, But I can not say that it is the best we made. I could defend all songs of the album caus´they have each a great story behind which is as beautifull as the song itself… I let Richard tell you the story behing GMDA.

Richard D’Alpert: It is a “hommage” to Detroit Techno but also to the city of Detroit. I started to write it when General Motors got bankrupt. It is also about the end of an era. This is why it is sounds nostalgic…

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What about your live show? What we have to expect from it? Vintage synth, futuristic laptop from the 5th dimension, or both? An what about your dj set instead ? How do you choose the “daily” selection? Is it prepared in advance or is a “realtime feelings”? And most important: we’ll see your faces, finally?

Andrew Claristidge: Yes you will see our face. We are not The Residents neither Daft Punk: they do masks better than us! Our LIVE is a combination of vintage synths, modern ones, live played keyboards and Hi-end computer sequencing! Also visuals specially designed by Anthony. It is EPIC, highly powerfull! Concerning DJing, I am spinning records since 16 years so let me tell you that when I take the desks, the dancefloor is safe to get ass shakin´and foot stompin’. Nothing prepared just pure feelings and sharing emotions with people!

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Why all this mystery about your identity? Do you prefer that music speaks for you or is just an “homage” to other misterious artists like Daft Punk or Residents?

Andrew Claristidge: I think our music speaks by itself. Anthony is our face. We decided not to show our in the press but it is maybe not definitive. Who knows.. It is more an “hommage” to Mad Mike and the musician from UR. But for sure when you speak about The Residents I am really flattered! They are one of my favorite band.

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