Intervista / Interview
*JACQUES RENAULT*
L-Ektrica Fanzine n.5
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Intervista a *JACQUES RENAULT* di Matteo Quinzi, per L-Ektrica Fanzine n°5 –  Marzo 2012.

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Sei considerato uno dei dj  più apprezzati e richiesti nell’attuale scena newyorchese. Parlaci per favore dei tuoi primi passi nel “music business”… È stato facile trovare la “strada giusta”? Rivelaci qualche aneddoto curioso o divertente, se lo ricordi…
Al giorno d’oggi il music business è così difficile da comprendere. Posso solo dire che il più grande cambiamento per me è stato quando ho deciso di essere un musicista/dj a tempo pieno. Non esiste un unico modo, una procedura corretta per farlo: la cosa più importante è trovare un punto d’incontro, un equilibrio tra quello di cui necessiti e quello che vorresti fare veramente.

In passato hai studiato uno strumento classico come la viola. Che cosa ti ricordi di quella esperienza e se e quanto ti ha aiutato, sia tecnicamente che in termini di sensibilità, nella tua attuale incarnazione di dj e producer? Quali sono i tuoi principali punti di riferimento in ambito musicale?
Essere cresciuto suonando musica classica è stata la mia porta d’ingresso al jazz, al punk, etc… I miei genitori mi hanno incoraggiato a provare più strumenti possibili ed esplorare le sonorità più diverse. In realtà sono sempre stato più un musicista che un producer. Mi piace prendere i bits o i riffs dai generi più disparati.

Scorrendo la tua bio si evince che hai avuto anche dei trascorsi “post-punk”. Ma ascoltando i tuoi sets sembrerebbe che oggi tu sia un ragazzo molto più soul, funky o disco… Sei ancora legato a quel tipo di mondo e suono? Ascolti ancora, ti senti a tuo agio con il “rock”?
Mi piacciono ancora tutti gli artisti che ascoltavo durante la mia “crescita”, e buona parte di loro  hanno lasciato qualcosa nel mio sound odierno. Oggi non seguo così tanti gruppi come facevo un tempo, ma non posso che apprezzare i pochi che ancora spiccano.

Parlaci della scena indie-elettronica a New York oggi. La DFA è ancora un punto di riferimento musicale ed estetico? Quali sono i nomi nuovi più interessanti, tra gli artisti e le label?
Credo che etichette come la DFA recitino ancora oggi un ruolo importante nella dance contemporanea. Sto notando molti producers e bands che suonano completamente in analogico, una tendenza che farà per forza riflettere sulla necessità di un cambio nell’estetica della dance music. La scorsa settimana ho suonato con Steve Summers. Lui può essere un valido esempio di questa nuova corrente che ho appena descritto. .

Dicci qualcosa delle tue produzioni, ad esempio del side-project Runaway o dell’etichetta On The Prowl, entrambe fondate con il tuo amico Marcos Cabral… Come sono partiti questi progetti? E quali sono le tue future releases (solo, side-project, label o remix)?
Con Marcos eravamo amici già da tempo e abbiamo iniziato a collaborare non appena mi sono “convertito” ad Ableton Live. Venivo dal Pro Tools e sapevo lui che aveva esperienza con Live, avendo già pubblicato alcuni dischi. Così le prime sessions insieme si sono trasformate nelle prime releases ed è partito tutto da lì.
L’etichetta è nata per avere un contenitore tutto nostro, un brand per la musica che stavamo creando. In uscita abbiamo il nuovo 12” di Andy Ash, che uscirà il mese prossimo con un remix della Deep Space Orchestra. Mentre è appena uscito su Running Back il remix del nuovo singolo di Lauer firmato Runaway.

Sei senza dubbio anche un ottimo remixer. Qual è la tua prima regola, la cosa più importante, quando ti appresti a remixare un brano?
Grazie del complimento! Presto attenzione all’atmosfera del brano, cercando di mantenere una sorta di legame con la melodia originale. Tendo a lavorare prima sulle percussioni e sulle linee di basso, mettendo da parte le tracce vocali originali. A quel punto inizio ad adattare le altre parti originali.

Rivelaci la tua Top 5 del passato (classici o gemme undergroud) e la Top 5 tra i “contemporanei”, insomma quei dischi che non possono mancare nella borsa di un dj, secondo te… E per favore spiegaci anche il perché di queste scelte, includendo in caso anche dei riferimenti personali…
Mi sento sempre come se mancasse qualcosa quando mi trovo a dover stilare delle liste, per questo ne sceglierò solo uno per categoria. Un classico del quale mi capitato di parlare di recente è stato “This Time Baby” di Jackie Moore. Entra ed esce costantemente dalla mia borsa, come per ogni classico che si rispetti delle volte ti devi prendere una pausa, solo per poi apprezzarlo maggiormente qualche mese dopo.
Una traccia più contemporanea che ascolto sempre con piacere è “It Goes On” degli Storm Queen. Morgan Geist era abbastanza scettico nel dare un seguito al singolo “Look Right Through”, ma è andato veramente “oltre” con questo brano. Riesce sempre a far comparire un sorriso sul mio volto.

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Interview: Jacques Renault by Matteo Quinzi,  L-Ektrica Fanzine n°5  –  Marzo 2012.


Now you’re considered one of the most valuable and requested dj in the NYC scene. Please talk us about your first steps in “music business”: It was easy to find “the right way”? Tell us some curious or funny anecdote if you remember …
Ah the music business is difficult to read these days, I will say the biggest change for myself was deciding to do music full time. There really is no right way to do it, most of it is all about finding balance in what you need to do with what you want to do..

In the past you’ve studied a classical instrument like the viola. What do you remember about that experience and if and how it helped you, both technically and in terms of sensitivity, in your next incarnations of DJ and producer? Which are your main musical reference points, in general?
Growing up playing classical music was my gateway to Jazz, Punk etc. My parents encouraged me to pick up multiple instruments and explore different directions I’ve always been more of a ‘player’ than a “producer.” I like to take bits and riffs from multiple genres.

From your bio indicates that you have had a “post-punk” past. But listening your sets you seem more a soul-funky-disco guy ;-). Are you still tied to that world and sounds? You still listen and feel comfortable (connected) to “rock”? If not, why? If yes, which are your favorite “rock” band/artist at the moment.
I still like all the stuff I listened to growing up, it definitely has a presence in my sound today. I don’t follow so many bands as i used to but there can still appreciate the few that stand out.

Talk us about the contemporary indie-electronic-dance scene in NYC. The DFA (label and sounds aesthetics) is still leading the way? Which are the most interesting new acts (producer, band, label)?
I still think labels like DFA play an important role in current dance music. I’m seeing more analog-only producers / groups that definitely make people rethink dance music aesthetics. I played with Steve Summers last week and he’s an example of what I’m talking about.

Tell us about your productions: what about your side-project Runaway and the label On The Prowl,  both founded with your friend Marcos Cabral? How these projects started? And which are your releases for the next future (solo, side-project, label or remix)?
Marcos and I were friends for a few years and then started working together when I bought Ableton Live. I had switched from Pro Tools and I knew he was experienced having a few releases out. The first few tunes became our first few records and we’ve been working together ever since. The label started because we wanted our own output and brand for the music we were making.  We have a new Andy Ash 12” coming out next month with a remix from Deep Space Orchestra. The Runaway remix of Lauer is out soon as well on Running Back.

You’re a great remixer too. Which is your first rule, the most important thing, when you are preparing a remix?
Thanks, I like to listen to the tune and try to keep some sort of theme with the original tune. I tend to work on the percussion and the bassline first, bouncing off the original leads/vocals. Then I adapt the other original parts from there..

Reveal us the top 5 albums from the past (classics or underground gems) and the top 5 “contemporary” (last 5 years) that cannot miss in the bag of a DJ, in your opinion… And please tell us the reason for these choices, including personal memories, if any…
I always feel like I’ll miss something if there is a list so I’ll choose 1 of each
A classic that I was just speaking about recently is Jackie Moore’s “This Time Baby.”
It is constantly in and out of my bag, as like any classic you need to sometimes take a break from it, only to appreciate it more a few months later.
A more contemporary track I always like to hear is Storm Queen’s “It Goes On.” Morgan Geist was a bit skeptical about the follow up single after “Look Right Through,” but he really came through with this one. Always brings a smile to my face.

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