Intervista / Interview
*MIDNIGHT MAGIC*
L-Ektrica Fanzine n.6

MM

Intervista ai  *MIDNIGHT MAGIC* di Matteo Quinzi, per L-Ektrica Fanzine n°6 –  Aprile 2012.

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Per Tiffany Roth: Sei originaria di Los Angeles ma la tua carriera artistica è decollata a New York. Cosa ti manca di più della California, oltre alla famiglia, probabilmente, e al classico binomio sole-mare? Come hai conosciuto gli altri due membri “storici” della band, Morgan Wiley e W. Andrew Raposo? Se non sbaglio loro erano già amici, prima di iniziare l’avventura Midnight Magic…
Mi mancano i grandi spazi che abbiamo a Los Angeles così come i mercatini e i negozi dell’usato! Ho avuto la fortuna di incontrare Morgan e Andrew attraverso la sorella di Morgan a Los Angeles. Quando hanno deciso di trasferirsi a New York mi hanno incoraggiata a seguirli, consapevoli dell’estrema bravura dei musicisti di NY, cosa che abbiamo appurato in pochissimo tempo. In questo modo abbiamo trovato con estrema facilità gli altri sei elementi della band!

Per Tiffany Roth: La tua vocalità, molto potente ed espressiva, trasporta l’ascoltatore direttamente nel periodo d’oro della Disco Music. Quali sono i tuoi modelli canori, se ne hai? È il tuo timbro naturale o hai dovuto studiare?
Mi chiedo continuamente: “Come la canterebbe questa canzone Sylvester?”, o Grace Jones, Kate Pierson o Cindy Wilson dei B-52’s. Oppure Ron Isley, Selda Bagcan, potrei andare avanti all’infinito! Mio nonno è stato un cantante lirico e ha insegnato a me, mia sorella, mia madre e a chiunque della famiglia avesse voglia di imparare, quel tipo di impostazione vocale.

Per Carter Yatusake, Morgan Wiley e W. Andrew Raposo: prima di incontrare Tiffany eravate già nel “music business”? Se sì, che tipo di musica facevate? Raccontateci i vostri primi passi musicali…
Morgan Wiley (tastierista): Ho suonato praticamente tutti i generi musicali per quello che ricordo. Sono cresciuto col jazz e la classica ma ho sempre amato sperimentare creando dei beats di derivazione dance o hip hop.
Carter Yasutake (trombettista): Sono cresciuto a Seattle, suonando jazz. È stato il nucleo del mio apprendistato musicale. Infatti nonostante tutta la musica alla quale sono stato esposto nel corso degli anni, continuo a reputare il jazz la mia maggiore influenza. Mi sentirò sempre un “jazz nerd”.
Andrew Raposo (bassista): Da ragazzo ero pazzo per il punk rock e il rap e suonavo in una band che aveva come riferimenti più o meno equivalenti Pixies, Sonic Youth e Wu-Tang Clan. Circa dieci anni fa Morgan e io facevamo parte degli Automato (insieme a Nick e Alex degli Holy Ghost!, al rapper Jesse Levine e al produttore e polistrumentista Ben Fries). Il nostro primo album uscì nel 2002 per la DFA di James Murphy. Quando la band si sciolse nel 2005, io e Morgan iniziammo a lavorare con altri artisti della DFA, diventando amici di molti producers e djs in ambito dance. Midnight Magic è una continuazione della collaborazione con Tiffany, Morgan e un certo numero di musicisti. La prima volta che ho suonato con loro, mi sono subito sentito a casa. Stiamo suonando in giro per il mondo e registriamo canzoni dal 2006.

Avete pubblicato due ottimi 12”, “Beam me up” e “Drop me a line” per la Permanent Vacation di Monaco di Baviera. Come mai questa scelta? Le indie-label americane non vi avevano convinto o cosa? Come siete entrati in contatto con la Permanent Vacation? E a quando il vostro debutto sulla lunga distanza?
Per nostra fortuna la Permanent Vacation ci ha contattato qualche anno fa, mandandoci un messaggio tramite MySpace, chiedendoci se eravamo interessati a pubblicare un 12” con loro… Siamo stati davvero fortunati! Il roster dell’etichetta è eclettico e internazionale e rimanemmo a dir poco elettrizzati quando ci contattarono. Siamo veramente fieri di far parte del loro catalogo. Prevediamo di far uscire il nostro album di debutto per l’estate, più precisamente a luglio, se tutto andrà secondo i piani.

La vostra formazione, al completo, è composta da ben nove elementi. Ma per ovvi motivi logistici spesso siete costretti ad andare in tour con una formazione “ridotta”, a quattro elementi. Spiegateci come cambia il vostro sound, quali accorgimenti tecnici ed estetici apportate negli arrangiamenti dei vostri brani… Quali sono le differenze sostanziali tra un live “full band” e uno in versione “fab four”?
C’è qualcosa di spettacolare nel vedere nove persone sudare insieme su un palco e poi c’è qualcosa di altrettanto ardente e punk quando sul palco si è “solo” in quattro. Onestamente non possiamo dire se una formazione sia meglio dell’altra. Quando siamo in nove è come se si aggiungesse ulteriore luce alla quantità di luce originaria. Quando invece andiamo in tour con la band “ridotta”, la sfida maggiore è riassemblare e arrangiare i brani per quel tipo di formazione. Per creare quel tipo di suono dobbiamo essere creativi, pieni di risorse e dare di più individualmente. Sicuramente il nostro sound è più caratterizzato dai sintetizzatori. Usiamo raramente delle drum machines dal vivo mentre  suoniamo tutto “live” per dare alla musica un senso di apertura che tutti noi amiamo, oltre ad essere una reminiscenza, un omaggio ai tempi d’oro della dance music.

Parlateci di New York e della sua scena musicale underground… Avete altri artisti o band con i quali vi sentite di avere un’affinità estetico-musicale o vi sentite una sorta di alieni Disco? Quali sono gli artisti emergenti from NYC che considerate più interessanti e innovativi?
New York è sempre stata un posto eccitante per quanto riguarda la musica, e lo sarà sempre. Ci hanno colpito e troviamo vicini a noi per estetica e ispirazione musicale diversi artisti come The Crystal Ark, Something In Spanish, Hess is More?, Nomi Ruiz, 2s and 4s, J.D. Samson, Violent Bullshit, Home Video, Ben Fries, Penguin Prison, Holy Ghost!, e dj come Tim Sweeney, Honey Dijon, Eli Escobar, House of House, Jacques Renault, I Heart Vinyl, Kim Ann Foxman, Prince Language… Non ci sono scuse per annoiarsi a New York e si può andare “fuori di testa” almeno un paio di volte in una serata se si decide di vagare di club in club con le orecchie ben aperte.

I vostri brani sono stati remixati da alcuni grandi producers come Jacques Renault, Holy Ghost! o Gavin Russom. Quale caratteristica differente dal vostro brano originale deve avere un remix per conquistarvi? Avete mai pensato di cimentarvi a vostra volta nell’arte del remix?
Ci piace che ogni remix sia basato su uno specifico componente o sul tema dell’originale e che poi si espanda, creando un brano completamente nuovo, in uno stile diverso, con una diversa energia. Noi, come Midnight Magic, abbiamo remixato Cut Copy, Corinne, Azari e III, (per citarne alcuni) e il processo è sempre stato impegnativo, avvincente e molto divertente.
Per noi i migliori remix escono fuori quando si ha l’opportunità di lavorare su una voce veramente importante. In quel caso aumenta “solo” il rischio di fare una brutta figura!? Language… Non ci sono scuse per annoiarsi a New York e si può andare “fuori di testa” almeno un paio di volte in una serata se si decide di vagare di club in club con le orecchie ben aperte.

Classica domanda: da dove viene il vostro moniker? È forse un omaggio all’album del 1979 dei Commodores? Oppure alla serie di romanzi per i bambini scritti da AVI o al videogioco anni ‘80 per Atari 2600?
Carter Yasutake (trombettista): Un giorno tra un tour e un altro Andrew (Raposo) ha incontrato George Michael e P.M. Dawn nella loro seduta settimanale di yoga. Mr. Michael gli suggerì di cambiare il nostro nome in Midnight Magic e di focalizzarci maggiormente su un sound dance più funky e potente. Mi ricordo che Tiffany non fu affatto entusiasta del nuovo moniker ma col tempo ha iniziato ad apprezzarlo. Et voilà: Midnight Magic! Ragazzi, l’ho raccontata bene?
Andrew Raposo (bassista): Abbiamo riflettuto a lungo su varie idee e opzioni prima di arrivare a Midnight Magic. E Carter ha ragione nel dire che George Micheal e P.M. Dawn sono stati tra i primi sostenitori di questa soluzione mentre Tiffany non lo era affatto! Abbiamo “scoperto” il videogame e la serie di libri per bambini in un secondo momento… Prima o poi mi sono ripromesso di leggerne uno!

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